emozioni

Emozioni suscitate

Per cinque anni il nome di Auschwitz destò sentimenti di terrore fra gli uomini dei Paesi invasi dai nazisti. Auschwitz fu il campo di concentramento più grande dove atrocità indescrivibili furono compiute nei confronti dei prigionieri:“Soluzione finale alla questione ebraica” fu la giustificazione a questo genocidio.

Nei tre campi (Auschwitz I, Auschwitz-Birkenau e Auschwitz III-Monowitz) persero la vita circa 70000 persone, per lo più prigionieri di guerra russi, ebrei ed intellettuali polacchi morti di stenti per la fame, per il lavoro massacrante, per le pessime condizioni igienico/ sanitarie o peggio ancora uccisi nei forni crematori o nelle camere a gas.

 

Il luogo dedicato alla memoria dei deportati e delle vittime, eletto dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità oggi è un museo aperto al pubblico che suscita forti emozioni ad ogni visitatore.

All’arrivo il turista può vedere la “ferrovia interrotta” lungo la quale circolavano i treni dei deportati e che termina all’ingresso del campo.

Così come la ferrovia si interrompe drasticamente, allo stesso modo molte vite furono tragicamente stroncate.

La visita dei turisti inizia con l’attraversamento del cancello recante la triste scritta “Arbeit Macht Frei” e questo basta a catapultarli nel passato.

Ma quali sono le emozioni suscitate da questa visita?

Chi ha visitato il campo racconta di essere stato colpito dallo sguardo dei deportati nelle fotografie lungo i corridoi dei blocchi, dall’angusto dormitorio in legno, lo spazio sconfinato di Birkenau dal quale emergono le torri di guardia e i camini in mattoni.

Una camera a gas è ancora oggi visitabile: i prigionieri si spogliavano convinti di dover fare una doccia, mentre invece incontravano una lenta e sofferente morte causata dai gas mortali sprigionati da tubi fissati al soffitto.

Durante tutta la visita il silenzio fa da padrone, non si trovano le parole da pronunciare, gli occhi vorrebbero non guardare. Questa sensazione di impotenza continua anche all’uscita da quei luoghi e qualcosa cambia per sempre nella mente del visitatore.

Ci sono persone che dopo l’esperienza non riescono nemmeno a mangiare perché svuotati da qualsiasi bisogno, qualsiasi appetito ; ci vuole tempo per metabolizzare le emozioni appena vissute.

L’esperienza, sebbene svolta in un luogo testimone di crudeltà così efferate, arricchisce l’uomo, lo rende fragile, elimina le differenze tra individui in quanto di fronte al dolore e alla morte siamo tutti uguali. Inoltre, è un occasione di confronto con gli altri visitatori; il confronto è il primo passo verso la libertà.  Ad Auschwitz oltre alla libertà fisica mancava la libertà di arbitrio, l’annientamento della concezione dell’uomo è stato il danno più grande che Hitler abbia potuto fare con il proprio operato nei campi di concentramento.

 

 

 

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