La Storia

La storia del campo di concentramento di Auschwitz e Birkenau. Per ricordare le sue vittime e non compiere mai più questi atti efferati.

Il luogo

 

La scelta dei gerarchi nazisti fu dovuta in parte al fatto che il luogo fosse isolato e ricoperto da foreste di betulle, le quali fungevano da copertura perfetta per l’efferatezza dell’azione nazista. Inoltre Auschwitz era ben collegato con la ferrovia tedesca e offriva l’opportunità di creare industrie belliche in cui le persone “abili” al lavoro sarebbero state sfruttate sino alla morte. Si parla qui infatti non solo di ebrei, ma di tantissime altre minoranze che dovevano essere eliminate; una volta fatto ciò era poi riconosciuta la necessità di passare alla decimazione del popolo polacco, anch’esso ritenuto inferiore e atto solamente a divenire schiavo di quello ariano. La drammaticità della storia di questo campo, che si estendeva per circa 40 km quadrati e comprendeva 3 campi principali e 45 minori, si vede ancora oggi nelle baracche abbandonate e polverose, nelle camere a gas distrutte dalle stesse forze naziste per nascondere il loro operato, nei binari che collegavano Birkenau con il mondo esterno.

L’inizio

La storia del campo di concentramento di Auschwitz e Birkenau inizia nel 1940, con la decisione di usare le strutture abbandonate del luogo per imprigionare gli ebrei e creare un campo di lavoro. Il terribile luogo divenne operativo durante lo stesso anno, “accogliendo” prigionieri da tutta Europa. Inizialmente varie industrie furono create, in cui i prigionieri lavoravano fino allo sfinimento e venivano uccisi da malattie, denutrizione e fatica. Sopravvivere al viaggio che li portava fin qui non era di certo semplice, così molti arrivavano già sfiniti e inizialmente speranzosi. Dopo pochi minuti purtroppo anche i più ottimisti si ricredevano: spogliati di tutti i loro beni più preziosi, strappati dalle loro famiglie, uomini donne e bambini venivano smistati per essere mandati a lavorare o uccisi. i metodi barbari non uccidevano però solamente i prigionieri: soldati comuni si toglievano spesso la vita per il senso di colpa che li opprimeva. Fu questo uno dei motivi per cui, nel 1942, si iniziò il vero e proprio genocidio.

Dopo il 1942

Dal 1942 inizia una delle storie più tristi degli ultimi cent’anni: il genocidio vero e proprio. Per contravvenire al sempre più alto numero di prigionieri che arrivava nei campi, i gerarchi nazisti suggerirono di utilizzare il gas Zyklon B, un orribile pesticida che veniva nebulizzato nelle camere a gas, ancora visibili. Il gas aveva certamente più di un aspetto “positivo”: permetteva infatti di uccidere un gran numero di persone senza doverle fucilare, senza creare sensi di colpa nei soldati che comunque provvedevano solamente a fornire la soluzione ai prigionieri, i quali dovevano invece procedere alla svestizione dei loro pari e a chiuderli nelle camere a gas, in cui sarebbero morti di lì a poco. Interi treni carichi di persone furono portati direttamente all’entrata delle camere a gas per problemi di sovraffollamento del campo.

L’ultima marcia

Certi di vincere, i nazisti non si fermarono finché la sconfitta non fu su di loro. L’esercito sovietico scoprì purtroppo troppo tardi il luogo in cui più di un milione di persone morì. I generali nazisti, una volta scoperta l’avanzata nemica, iniziarono a demolire tutte le camere a gas, lasciando le rovine che oggi vediamo nel campo di Birkenau.

Da parte loro, i tedeschi scapparono abbandonando il campo con 60000 prigionieri, in quella che fu chiamata la Marcia della Morte. Inutile dire che questa fu l’ennesima tragedia vissuta dai prigionieri che, lo ricordiamo ancora una volta, non erano solamente ebrei, ma omosessuali, traditori e zingari, per nominarne alcuni.

La liberazione a opera dell’esercito sovietico avvenne il 27 gennaio 1945, ricordato ancora oggi come Giorno della Memoria.

Patrimonio UNESCO e storia contemporanea

La storia terribile di questi popoli è ancora visibile nei campi che dal 1979 sono entrati a far parte del Patrimonio dell’Umanità. Tutt’oggi sono visitati da milioni di turisti ogni anno, che pregano tutti a loro modo perché un avvenimento del genere non si ripeta mai più.

 

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